Le spese legali in caso di transazione possono generare domande sulle responsabilità finanziarie. Quando le parti evitano una causa o la risolvono tramite transazione, sorge la questione di chi debba sostenere i costi legali. Se una parte ammette la propria colpa nell’accordo e ottiene un vantaggio in cambio, come una riduzione del risarcimento, rimane comunque obbligata a pagare gli onorari legali dell’avvocato dell’altra parte? Questa è la domanda chiave.
Esplorando la transazione, vediamo come viene formulata e quale valore ha. Analizziamo anche le normative sulle spese legali e chiariremo il concetto di “solidarietà passiva” delle parti verso i propri avvocati per il pagamento delle parcelle. Infine, consideriamo una sentenza della Cassazione che tratta il caso di un cliente che non ha saldato gli onorari del proprio avvocato per l’atto di transazione, portando quest’ultimo a richiederli alla controparte.
Transazione: cos’è
Una transazione è un accordo tra due o più parti, che può essere considerato come un contratto poiché implica il consenso reciproco. Essenzialmente, la transazione mira a risolvere una disputa già in corso o a prevenire un potenziale conflitto, evitando così il ricorso o la continuazione di azioni legali.
Attraverso la transazione, le parti concordano su condizioni e termini per porre fine alla controversia. Questi termini possono includere il pagamento di una somma di denaro in rate o in un’unica soluzione, la rinuncia a determinati diritti, un accordo di risarcimento in cambio della rinuncia a un’azione legale penale o altre forme di compensazione.
Anche se teoricamente una transazione può essere verbalmente concordata, è preferibile che sia documentata per evitare eventuali dispute future.
Quanti tipi di transazione esistono?
Esistono due forme principali di transazione: la transazione stragiudiziale e la transazione giudiziale. La transazione stragiudiziale è quella conclusa direttamente dalle parti coinvolte senza coinvolgere il tribunale. Al contrario, la transazione giudiziale è stabilita davanti al giudice, solitamente durante un’udienza relativa alla causa in corso tra le stesse parti.
Nello specifico:
La transazione stragiudiziale avviene direttamente tra le parti coinvolte, senza l’assistenza di terzi, ad esempio attraverso la redazione di un documento privato (senza la necessità di autenticazione notarile). Qualsiasi individuo può redigerla, bastando indicare i dettagli della controversia (una breve descrizione del problema o potenziale conflitto), le reciproche concessioni (le obbligazioni delle parti), la data e le firme.
La transazione giudiziale, invece, è redatta dal cancelliere sotto la supervisione del giudice durante un’udienza relativa alla causa in corso tra le stesse parti. Questa forma di transazione ha la stessa validità e forza di una sentenza, poiché chiude definitivamente il processo e stabilisce gli obblighi assunti dalle parti attraverso l’accordo transattivo.
La distinzione tra queste due forme di transazione è cruciale per quanto riguarda la loro efficacia. Infatti, solo la transazione giudiziale costituisce un “titolo esecutivo”, consentendo al creditore di avviare un’azione di esecuzione forzata se non viene rispettata. Parleremo di questo argomento nel prossimo paragrafo. Va notato che di recente è emersa una terza forma di transazione: quella avvenuta durante la procedura di mediazione, sotto la supervisione di un mediatore professionista. La mediazione è spesso un passaggio obbligatorio prima di intraprendere azioni legali e mira a evitare il conflitto in tribunale cercando un accordo tra le parti. Il verbale della mediazione ha lo stesso valore di una sentenza, quindi è equiparabile alla transazione giudiziale.
Valore della transazione
Il valore di una transazione dipende dalla sua natura, che sia giudiziale o stragiudiziale, come discusso precedentemente. Questo è cruciale per capire come agire nel caso in cui una delle parti coinvolte non rispetti l’accordo.
In caso di transazione stragiudiziale, equiparabile a un normale contratto, il creditore deve intraprendere un’azione legale contro l’altra parte, utilizzando l’atto di transazione come prova. Se l’accordo prevede il pagamento di una somma di denaro, il creditore può richiedere un decreto ingiuntivo.
In caso di transazione giudiziale, il creditore può avviare direttamente un’azione di esecuzione forzata e, se necessario, procedere con il pignoramento dei beni del debitore nel caso di mancato pagamento delle somme concordate.
Transazione giudiziale e stragiudiziale: qual è la differenza
Per chiarire ulteriormente, è opportuno ribadire la distinzione tra transazione giudiziale e stragiudiziale.
La transazione giudiziale avviene all’interno di un procedimento legale in corso. Le parti, durante il processo o prima della sua conclusione, scelgono di raggiungere un accordo per risolvere la controversia. Tale accordo deve essere ratificato dal giudice, il quale ne verifica la conformità alla legge e assicura che non violi i diritti fondamentali delle parti coinvolte. Una volta ratificata, la transazione giudiziale produce gli stessi effetti di una sentenza definitiva, consentendo al creditore di intraprendere azioni esecutive.
La transazione stragiudiziale, invece, avviene al di fuori di un procedimento legale. Si tratta di un accordo privato tra le parti coinvolte che intendono risolvere una controversia o prevenire eventuali conflitti futuri. Questo tipo di accordo viene ufficializzato mediante un contratto scritto e, una volta firmato, diventa vincolante per entrambe le parti. Qualora una delle parti non rispetti le condizioni stabilite nell’accordo, l’altra parte può far valere l’accordo in tribunale.
Chi paga le spese legali in caso di transazione?
Arriviamo al cuore di questa guida: in caso di accordo tra le parti, chi si fa carico delle spese legali, inclusi gli onorari degli avvocati? È importante che l’accordo definisca anche questo aspetto, comprese le spese legali eventualmente sostenute dalle parti prima della transazione.
Per esempio, se la causa è già stata avviata, l’attore avrà già affrontato il pagamento del contributo unificato e delle notifiche, mentre entrambi i contendenti avranno versato un acconto ai propri avvocati e, eventualmente, ai consulenti.
Nel caso in cui non ci sia stata una causa, potrebbe essere necessario considerare il pagamento dei difensori delle parti coinvolte nelle lettere di diffida e nelle risposte, o nei colloqui per raggiungere l’accordo e redigere l’atto di transazione (che non deve necessariamente essere redatto da un avvocato, ma può essere redatto dalle parti stesse).
La legge non fornisce disposizioni specifiche su questo tema, lasciando alle parti la libertà di decidere chi debba sopportare le spese legali e gli onorari degli avvocati.
Spesso, nell’atto di transazione, si prevede che tutte le spese processuali e gli onorari dei difensori siano compensate, impedendo così a entrambe le parti di richiedere il rimborso all’altra. In pratica, ogni parte si assume la responsabilità dei propri avvocati, senza poter richiedere nulla alla controparte, anche se quest’ultima ha parzialmente ammesso la propria responsabilità.
Tuttavia, potrebbe essere concordato diversamente: le parti potrebbero decidere che alcune o tutte le spese siano a carico di una sola parte. La scelta è quindi lasciata agli individui coinvolti nella transazione.
Inoltre, potrebbero sorgere complicazioni nel caso in cui una delle parti non paghi l’avvocato. In tal caso, entra in gioco la responsabilità solidale, secondo la quale l’avvocato può rivolgersi alla parte avversa per ottenere il pagamento.
Come confermato dalla Cassazione (ord. n. 1283/2024 del 12 gennaio 2024), se le parti firmano personalmente la transazione e questa pone fine alla disputa in cui sono coinvolte, sussiste un obbligo solidale per il pagamento degli onorari di entrambi gli avvocati. Questo significa che l’avvocato non pagato può rivolgersi alla parte avversa per ottenere il proprio compenso.
Tuttavia, esiste un modo per evitare questa eventualità: i difensori possono rinunciare alla solidarietà e prevederla nell’atto di transazione, includendo le firme sia delle parti che degli avvocati.
